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Itinerari
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SAN VITO AL TAGLIAMENTO - CASARSA DELLA DELIZIA - SAN LORENZO DI ARZENE
- VALVASONE - SAN MARTINO AL TAGLIAMENTO
(Pn) |
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| SAN
VITO AL TAGLIAMENTO |
Situato
in una fertile zona della pianuta alluvionale, subito sotto la linea
delle risorgive, San Vito è capoluogo di un comprensorio abitato sin
dai tempi remoti. Infatti, a ovest dell'attuale centro sono stati
localizzati vari insediamenti neolitici, risalenti soprattutto al
terzo millennio a.C., con molto materiale litico e ceramiche.
E' inoltre venuta alla luce una necropoli con una trentina di urne
cinerarie, che individua una comunità inserita nella civiltà paloeveneta
della prima età del ferro (IX-VII sec. A.C.). Il materiale, ben conservato
ed esposto, è visitabile presso il Museo archeologico della Torre
Raimonda. |
| San
Vito crebbe nei secoli XII e XIII, legandosi alle sorti dei Patriarchi
di Aquileia. Essi costruirono il castello fortificato andato poi distrutto
(ma le cui basi sono recentemente tornate alla luce tra Via Altan
e Via Marconi, in quello che è tuttora chiamato "Borgo castello")
e investirono molte famiglie di feudo d'abitanza, per cui sorse l'antico
borgo ancora visibile tra le calli del centro storico, che mantiene
interessanti elementi originari. Alla fine del sec. XIII il Patriarca
Raimondo della Torre di Como potenziò il centro ampliando il castello
e |
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costrunedo
nuove mura, fossato e gli accessi fortificati delle torri Raimonda
e Scaramuccia (recentemente portata all'aspetto primitivo).
Il Rinascimento determinò uno sviluppo architettonico, urbanistico
e culturale. Sorsero lo slanciato ed elegante campanile (iniziato
nel 1484), la loggia comunale, la Chiesa di san Lorenzo (1479) con
annesso convento domenicano, palazzo Altan (poi Rota, frutto di attenti
restauri e oggi sede comunale), la Chiesa dei battuti (1493).
Nei primi decenni del '500, dopo alcune incursioni turchesche, il
fossato venne ampliato, Borgo san Lorenzo incorporato nel centro e
furono costruiti la torre Grimana e il torrione circolare a sud-est.
La trasformazione più importante avvenne nella piazza centrale, che
assunse l'aspetto attuale, ampia e con prestigiosi palazzi della nascente
borghesia. |
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Allora
vi soggiornarono e vissero importanti artisti (pittori, scultori in
pietra e in legno, maestri di grammatica, letterati). La tradizione
culturale continuò nei secoli successivi, in particolare con lo storico
Paolo sarpi, figlio di un sanvitese e con il sacerdote, maestro di
cappella e naturalista Anton Lazzaro Moro, uno dei più insigni scienziati
del '700 italiano. |
La
visita al centro potrà iniziare dal borgo medioevale e della chiesa
più antica, dell'Annunciata (sec. XIV), con affreschi di buona fattura
ma di incerta attribuzione.
Il Duomo, costruito a metà Settecento per volontà dell'ultimo Patriarca
Daniele Delfino, su un progetto di Luca Andrioli, è ad unica navata,
incompiuto all'esterno ma ricco e solenne all'interno, ove ospita
una vera galleria di opere d'arte. Citiamo sopra il confessionale
un trittico di Andrea Bellunello (Madonna con Bambino e i santi Pietro
e Paolo) del 1488; molte le opere del pittore Pomponio Amalteo (1504-1588):
Sacra Conversazione (arco del presbiterio), resurrezione (sopra la
porta della sacrestia), Deposizione (tra I e II altare), tele e tavole
provenienti dall'antico organo (presbiterio), fra cui il Martirio
dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, patroni del luogo. |
| Di
Alessandro Varottari, detto il Padovanino (1588-1648), la tela dedicata
nel II altare a sin. alla Madonna di Loreto. Portale, busto di daniele
Delfino, statue dei santi Vito e Modesto nell'altar maggiore di Giovanni
e Giuseppe |
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Mattiussi
(metà del sec. XVIII).
Poco discosta, la Chiesa di S. Maria dei Battuti sorge a fianco dell'interessante
complesso trecentesco già adibito a ospizio e ospedale, in fase di
restauro.
Il Portale del Pilacorte (1493) presenta motivi floreali e medaglioni
in bassorilievo dei santi protettori, mentre l'importante ciclo di
affreschi di Pomponio Amalteo dell'abside venne lodato dal Vasari;
Battistero di scuola "tolmezzina" e altare di Pietro Baratta (sec.
XVIII). La Chiesa di San Lorenzo, di impianto quattrocentesco ma ampliata
con due navate dopo due secoli, oltre a conservare le spoglie di Pomponio
Amalteo presenta un S. Vincenzo Ferreri affrescato dal Bellunello
nel 1481 e considerato l'inizio della pittura rinascimentale in Friuli.
Tra le numerose chiese ricche d'arte e di storia, meritano una visita
la campestre Santa Petronilla, con affreschi tre-e quattrocenteschi
e, nel vicino borgo di Prodolone, pure ricco di storia, Santa Maria
delle Grazie, eretta nel 1437, il cui coro è interamente affrescato
dall'Amalteo con scene della vita di Maria, che mostrano indirettamente
molte usanze dell'epoca in Friuli. Pregevole, nel presbiterio, l'altare
ligneo e il polittico intagliato da Giovanni Martini nel 1515.
Tra i musei, quello civico presso la Torre Raimonda, oltre alle sezioni
archeologiche, espone testimonianze notevoli di cultura figurativa
tra gotico internazionale e protorinascimento, in particolare negli
affreschi staccati in borgo Castello raffiguranti Costanza d'Altavilla,
alcune Sibille e altre figure allegoriche. Merita una visita anche
il Museo provinciale della vita contadine, presso Palazzo Altan. I
naturalisti potranno trovare, in pochi ambianti salvati dalle coltivazioni,
a est del centro, l'isola golenale sul Tagliamento presso Carbona,
ove coesistono più microambienti.
Ogni anno a fine maggio il centro storico di San Vito si trasforma
in un grande giardino con la manifestazione Piazza in Fiore. |
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Il
toponimo, documentato dal 1182: "Casam arsam cum curte", significa
"casa bruciata" ed allude probabilmente a devastazione ingave avvenute
attorno l'anno Mille. Ma sono state le incursioni turchesche della
fine del '400 a rivestire un significato particolare per Casarsa (fr.:
Ciasarsa). Il paese, infatti, nel 1499 fu risparmiato, in circostanze
che la devozione popolare ritenne miracolose, dalle orde ottomane
e a tale episodio storico-devozionale si ispirò Pier Paolo Pasolini
per l'opera teatrale I Turcs tal Friùl - che il poeta iniziò |
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a scrivere nel maggio 1944 - rappresentazione epica del friuli contadino.
Casarsa, paese
della madre, Susanna Colussi, è indissolubilmente legata alla figura
e all'opera di Pier Paolo Pasolini. Qui egli dimorò per n lungo periodo,
dal 1943 al gennaio 1950, gli anni della sua passione friulana: ideologica,
artistica e sentimentale.
A Casarsa, durante la guerra, |
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fece
scuola ai ragazzi del luogo e diede poi vita, nella vicina Versuta,
all'Academia di Lenga Furlana (lett. "Piccola Accademia di Lingua
Friulana"). Nella parlata casarsese Pasolini scrisse poesie di grande
bellezza. Ventenne, dedicò alle fontane d'acqua del paese materno
una lirica in tre versi, di straordinaria suggestione metaforica: |
DEDICA:
Fontana di aga dal me paìs / A no è aga pì fres'cia che
tal me paìs / Fontana di rustic amòur.
[DEDICA: Fontana di acqua del mio paese. Non c'è acqua più fresca
che nel mio paese. Fontana di rustico amore]. |
| La
tomba del grande poeta si trova nel cimitero cittadino. Dal punto
di vista del patrimonio storico-artistico, si segnala a san Giovanni
una Loggia trecentesca di buona fattura, mentre altre interessanti
realtà sono rappresentate da alcune deliziose chiesette. La più conosciuta
è la Chiesa di S.Croce (fr. Glisiùt), la cui parte più antica risale
al XV sec., che ospita nella zona absidale affreschi di Pomponio Amalteo.
Ancora più antica è la Chiesa di S. Antonio Abate, a Versuta, al cui
interno, nella parte a |
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destra, si possono ammirare affreschi del XIV sec., attribuibili ad
un artista della scuola di Vitale da Bologna, ed altri, nell'intradosso
dell'arco e nella volta del coro, risalenti alla prima metà del XV
sec. Nell'abside della Chiesetta di S. Floriano, vi sono invece delle
scene dipinte dal sanvitese Cristoforo Diana, un frescante del '500
di impronta amalteana, raffiguranti la vita di questo militare romano,
un santo molto venerato in Austria ( Sankt Florian).
A Casarsa infine vi è una delle più importanti cantine italiane per
i processi di vinificazione e nell'ultima settimana di aprile si svolge
qui, dal 1947, la SAGRA DEL VINO - Festa di Primavera, che attira
ogni anno oltre 150.000 visitatori. |
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In
questo piccolo borgo assai interessanti sono alcune vecchie costruzioni
contadine, talune d'epoca cinquecentesca, con una tipologia, ben conservata,
caratterizzata da classici sottoportici aperti ad archi con loggiato.
Nelle case di campagna l'arco era un elemento architettonico che offriva
uno spazio coperto funzionale al lavoro domestico e al ricovero degli
attrezzi agricoli, e vi sono parecchi esempi a S. Lorenzo (fr. San
Laurìns) di tale tipica architettura rurale. In alcuni casi, vennero
incorporati in costruzioni di questo tipo resti d'antiche cinte murarie.
La vecchia Parrocchiale, del XIV sec., restaurata di recente, fa |
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parte invece di quel consistente patrimonio popolare e artistico di
chiesuole e chiesette, tutte assai simili fra loro, che, a guisa di
mute senti- nelle devozionali, costituivano una presenza rassicurante
e materna nelle campagne della pianura friulana. Queste chiesette
votive sono testimonianza di quell'intenso movimento spirituale che,
nonostante gli avvenimenti anche tragici che caratterizzarono gli
ultimi anni del XV sec., si |
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registrò in tutto il Friuli. All'interno si possono ancora scorgere
tracce di affreschi antichi. La prima notizia documentata sul paese
è del 1299, quando i signori di Valvason-Cucagna cedettero all'Abbazia
di Sesto la Villa di Gruaro in cambio di Orcenico Superiore e di san
Lorenzo (Villa Sancti Laurentii). |
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San
Lorenzo, patrono della comunità, viene festeggiato ogni anno il 10
agosto, notte delle stelle cadenti, nel corso di una pittoresca sagra
paesana, assai popolare nella zona.
Equidistante da Casarsa ed Arzene, S. Lorenzo è frazione di quest'ultimo
comune, il quale fa derivare il suo nome, Arzene (fr. Darzin), dal
latino "agger" ovvero "argine". Nella Chiesa di S. Margherita di un
certo interesse sono l'abside, affrescata da Gasparo Narvesa (1558-1639)
con raffigurazioni di Santi e Apostoli, e la pala |
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dell'altare, dipinta dall'Amalteo, entro la quale campeggiano S. Sebastiano,
S. Margherita al centro e S. Rocco. |
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Valvasone
(fr. Volesòn) è una cittadina deliziosa, ricca di memorie e vestigia
antiche, ove sono state mantenute, pressochè intatte, numerose tipologie
costruttive delle epoche passate, oltre che parte dell'impianto urbanistico
dell'antico borgo medievale. Il centro storico è assai caratteristico
e racchiude dei significativi edifici. Tra questi, il Duomo, consacrato
nel |
| 1484,
al cui interno, oltre ad altre pregevoli opere d'arte, si può ammirare
l'unico esemplare esistente e funzionante di organo del '500 veneziano,
eseguito da Vincenzo de Columbis. Le portelle, iniziate dal Pordenone,
furono portate a termine dal genero Pomponio Amalteo. L'organo è stato
rimesso in efficienza nel 1974 e |
particolarmente
aprezzate sono le manifestazioni concertistiche che si tengono nel
mese di settembre.
Nella Parrocchiale si conserva anche la famosa reliquia della Sacra
Tovaglia. Ricordiamo poi: la suggestiva Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo,
fatta oggetto di recenti restauri, che risale, per quanto riguarda
la struttura più antica, al XIV sec., le cui pareti interne furono
decorate con una serie di affreschi devozionali da Pietro da Vicenza
(1467-1527); l'ex Convento di S. Maria delle grazie e l'elegante Torre
delle Ore. Ma è il Castello ad attirare l'attenzione di chi giunge
per primo a Valvasone, così maestoso e imponente, quasi volesse ergersi
ancora a proiettare sul paese intero l'ombra severa delle |
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sue ancestrali memorie. L'impianto originario risale al XII sec.,
ma, restaurato e danneggiato a più riprese nel corso dei secoli (il
mastio, alto 18 metri, venne demolito nel 1884), ha subito notevoli
modifiche, che l'hanno portato alla sua configurazione attuale. L'edificio,
che è monumento nazionale, ospitò, tra gli altri, papa Pio VI nel
1782 e, naturalmente, Napoleone. Infatti, il giovane generale pernottò
qui (secondo la tradizione, nella camera bianca) nel 1797, dopo la
famosa "battaglia del Tagliamento" tra francesi e imperiali che ebbe
luogo nelle immediate vicinanze e di cui il 16 marzo 1997 ricorre
il 200° anniversario. |
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Gli
antichi proprietari - dalla fine del XIII sec. Sin quasi ai giorno
nostri - erano i signori di Valvason-Cucagna, il cui blasone era illustrato,
oltre che dal leone rosso dei Cucagna , da un lupo nero rampante,
simbolo araldico-totemico del maniero. Circostanza che ha suggerito
una blanditiva ancorchè azzardata etimologica del nome "Valvasone",
spiegando Wolfsohn come "figlio del lupo". Ma in realtà il toponimo
(documentato dall'a. 1206: "de Wolvesshon"), di |
| origine
germanica, significa "prato con cumuli di terra" (da wal, "cumulo
di terra", e waso, "prato"). Gloria maggiore e vanto della casata
nobiliare, e del Friuli, è stato il poeta Erasmo di Valvasone (1528-1593),
che ha lasciato un nome nella poesia didascalica col poema Della caccia
(1591). Ogni anno, nel mese di settembre, viene organizzata nella
"terra del lupo" una suggestiva Rievocazione Storica in costumi d'epoca
che, complice l'atmosfera medievale del borgo, attira numerosi visitatori
e turisti. Altro tradizionale appuntamento è la Sagra di S. Pietro,
che si tiene alla fine di giugno. |
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SAN MARTINO AL TAGLIAMENTO |
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Il
nostro itinerario, iniziato a ritroso dalla via del mare, si conclude
nell'alta pianura friulana, a S. Martino al tagliamento (fr. San Martìn),
situato a 23 km da Pordenone, che deve il nome, documentato nell'a.
1204: "in villa Sancti Martini", al santo patrono e alla contiguità
con l'argine destro del grande fiume friulano.
Sicuramente già centro abitato in epoca romana, la "Villa di S. Martino"
fu, dal '200 sino all'abolizione delle giurisdizioni feudali, possedimento
dei signori di Valvason-Cucagna, anche se, dal 1359, ebbe, almeno
dal punto di |
vista
spirituale, piena autonomia parrocchiale da Valvasone, salvo
il giurispatronato esercitato dai nobili castellani sin quasi
ai giorni nostri Due chiese di san Martino sono particolarmente
ricche di tesori artistici: la parrocchiale e la Chiesa dei
S.S. Filippo e Giacomo.
Nella Parrocchiale è ancora leggibile all'esterno, per quanto
ridotto a sbiadita immagine, il grande S. Cristoforo, affresco
attribuito al Pordenone, che diede il nome ad una lirica che
il giovane professore Pasolini aveva improvvisato per gli allievi
della Scuola Media di Valvasone, ove insegnò dal 1947 al 1949:
AL CRISTOFORO DI S. MARTINO. …sulle tue enormi spalle / assieme
col Bambino / porta il lieto paese / di san Martino! |
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All'interno
della chiesa vi sono due belle pale d'altare dell'Amalteo, raffiguranti,
una S.Martino, santo eponimo, e l'altra una Madonna con bambino con
S. Rocco e S. Sebastiano. Fa poi bella mostra di sé un pregevolissimo
fonte battesimale in pietra, con gruppo di putti, del XVI sec., opera
di un lapicida di meduno. Di notevole interesse, infine, è il caratteristico
campanile, realizzato in stile romanico, che data al 1945.
La Chiesetta dei SS. Filippo e Giacomo, sita poco fuori il paese,
ad Arzenutto, consacrata nel 1469, conserva affreschi di Pietro da
S.Vito, ma sotto a questi ve n'erano altri, più antichi. Ospita inoltre
delle suggestive statue |
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lignee (Madonna e S.S.
Filippo e Giacomo) e, nella nicchia sotto il campaniletto, dipinti attribuiti
al Bellunello.
La festa del santo protettore cade l'11 novembre. Un tempo la data indicava
la
scdenza dei contratti d'affitto e di mezzadria e, conseguentemente,
anche il cambiamento di abitazione, tanto che l'espressione friulana Fa
San Martìn (it. "Far San Martino") è rimasta nel linguaggio comune quale
sinonimo di trasloco. Ma la ricorrenza novembrina ricordava anche che era
venuto il momento di travasare: "A San Martìn 'i fasìn la spina al vin"
( it.: "A San Martino splilliamo il vino").
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