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VILLA MANIN - Codroipo (Ud)
... Villa Manin a Passariano, una delle più note ville del Veneto, divenuta di proprietà pubblica in quanto acquistata con legge del 1969 dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Il primo nucleo della costruzione risale al secolo XVI, allorché Antonio
Manin, entrato in possesso della gastaldia di Sedegliano, fece erigere a Passariano una casa padronale, rispondente più alle esigenze della vita agricola che di rappresentanza, sfruttando un edificio preesistente che rimase così inglobato nella barchessa di sinistra. Spettò al nipote Ludovico, secondo la tradizione, nel secolo successivo, il compito di apportare una sostanziale trasformazione all'edificio, tenendo presente la lezione del Palladio che era riuscito a rendere accessibili e cordialmente umane le sue classiche architetture, facendole vivere nella luce atmosferica in armonioso rapporto con l'ambiente naturale.
È comunque probabile che il Manin si sia avvalso della consulenza di Baldassarre Longhena o di Giuseppe Sardi, zio di Domenico Rossi, l'architetto che nei primi anni del Settecento attuerà la definitiva e geniale sistemazione del complesso, imprimendogli un andamento del tutto nuovo per vivacità ed articolazione. È sua infatti l'idea di sopraelevare il nucleo gentilizio e le barchesse che da questo si dipartono, di creare l'esedra, in forma di ferro di cavallo, raccordata alle barchesse mediante quinte scenografiche con portali e nicchioni.

Elemento dominante sul grandioso insieme è la casa padronale a tre piani con terminazione timpanata al centro, la cui facciata acquista una gradevole animazione luministica in virtù delle semicolonne che sostengono la bella balconata, delle cornici aggettanti, delle profilature in pietra, delle parti rientranti. Al salone, che si sviluppa per un'altezza di tre piani, si accede dall'ampia scalinata che digrada nel cortile d'onore chiuso anteriormente da un muretto nel quale si apre l'elegante e maestoso cancello in ferro battuto e bronzo. La facciata posteriore della villa guarda su un vasto parco, realizzato secondo il gusto francese, dove i verdi prati, le maestose
piante

La stanza di Napoleone nella Villa Manin
di Passariano. Codroipo: Villa Kechler
a San Martino.
e le tante statue e fontane che lo animano rievocano uno scenario caro al mitico mondo dell'Arcadia. All'esterno della villa, addossata alla barchessa orientale, sorge la cappella a pianta centrale (ottagono irregolare), la cui facciata con colonne binate, architrave e timpano, riflette i caratteri dell'arte palladiana. Eretta nei primi decenni del Settecento, molto probabilmente dallo stesso Domenico Rossi, è un esempio di come architettura, scultura, pittura, se perfettamente integrate, possano dar vita ad un armonioso insieme. Oltre che come pregevole opera architettonica, Villa Manin è importante anche per le opere d'arte settecentesche che conserva.
In una sala a levante, nel 1708, il parigino Ludovico Dorigny affresca nel soffitto, entro il tondo centrale, il Trionfo della primavera e nei quattro ovati minori che lo attorniano l'Allegoria dell'Amore, della Gloria, della Ricchezza, dell'Abbondanza. La sua pittura dai colori freddi e smaglianti che predilige figure eleganti su sfondo di limpidi cieli ed adotta soluzioni spericolate (amorini e ninfe su nubi che vanno al di là della cornice) risulta nel complesso accademica e convenzionale. Alle pareti, in monocromo su sfondo dorato, dipinge alcune scene con Apollo e Marte, Venere e Bacco, Giudizio di Paride, e Pan e Siringa tra varie figure allegoriche. Rese gradevoli dal chiaroscuro di gusto francese, dalla precisione linearistica, da un mirabile equilibrio, ad esse si ispirerà il giovane Tiepolo chiamato ad operare nell'Arcivescovado di Udine nel 1726-30. Nella Cappella Manin il veneziano tiepolesco Fontebasso dipinge in due quadroni monocromi Scene della vita di Adamo ed Eva. Ma più importante è la decorazione in marmo realizzata nella cappella da Giuseppe Torretti, il maggior scultore veneto del Settecento, che tanti scolari o seguaci lasciò anche in Friuli dove a lungo operò. A lui si debbono l'altare di destra con un Miracolo di Sant'Antonio e quello di sinistra con il Transito di S. Giuseppe, armonica sintesi di linea e volume.
L'altare maggiore, con Madonna con Bambino e i Ss. Ludovico e Andrea ai lati, rivela sicura padronanza della materia e nitore classicheggiante della forma: è stato di recente attribuito a bottega dei Marinali. In precedenza lo si riteneva eseguito dal Torretti al quale comunque spetta lo scenografico velario.
Nella splendida Sagrestia lo scultore lascia ancora un Crocifisso nel quale rinuncia all'esuberanza formale esteriore, una Madonna con Bambino che rappresenta nel linearismo concitato e scattante e nel panneggio morbido e fluente una delle sue migliori realizzazioni, e due pannelli raffiguranti l'uno l'Immacolata Concezione con i suoi effetti, l'altro l'Addolorata con le sue cause.
La Villa Manin, che è divenuta sede di manifestazioni d'arte di grande prestigio (basti pensare alle Mostre del Tiepolo del 1971 e dei Longobardi del 1990), contiene anche una zona museale di qualche interesse per il turista, comprendente una raccolta di carrozze antiche e un'armeria con pezzi provenienti dalla Casa della Contadinanza di Udine; le varie sale sono state arredate con mobili d'epoca (ad esempio la così detta Camera di Napoleone, che qui firmò il trattato di Campoformido nel 1797) e con dipinti del Museo di Udine.
La Villa ospita inoltre l'importante Centro regionale per l'inventario e la catalogazione del patrimonio culturale ed ambientale del Friuli-Venezia Giulia, cui dopo il terremoto è stata annessa una Scuola di restauro, con laboratorio, allo scopo di preparare quel personaggio tecnico specifico di cui la Regione (ma meglio sarebbe dire l'Italia tutta) sente urgentemente bisogno.
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